Concatenamento delle 5 vette sopra i 2.000 metri
30.5.15 - 1.6.15

di Luca D'Alba

Tre giorni di trekking tra le vette più alte del Pollino. Da Colle Impiso a Gaudolino, proseguendo per Serra del Prete, Monte Pollino, Serra del Dolcedorme, Serra delle Ciavole e Serra di Crispo. Due notti in tenda e sacco a pelo. Idea nata per gioco, una sera a Terranova del Pollino, davanti ad un boccale di birra in compagnia di Pasquale Larocca. Ma è un'idea che entrambi coltivavamo da tempo, mossi dal desiderio di documentare qualcosa di più importante di un trekking di una giornata. Tra questi e i bivacchi di più giorni c'è un abisso di differenza. Occorre programmare ogni minimo dettaglio, dai posti dove si prevede di montare il campo a quelli dove rifornirsi di acqua. La preparazione dello zaino necessità di un giorno intero per ottimizzare peso e spazio. Portarsi dietro tenda, sacco a pelo, kit di pronto soccorso, attrezzatura, viveri e acqua per più giorni non è cosa da poco. Pur essendo abituato a camminare tanto, già dalle prime prove di carico a casa ho intuito che avrei sofferto il peso di uno zaino colmo di roba sulle spalle. Forse per prudenza ho portato più di ciò che effettivamente mi servirà, ma rinvio questa valutazione alla fine del viaggio. Per il momento voglio essere certo di poter affrontare ogni difficoltà. 

30.5.15 

A Colle Impiso, alle 14:00, ci attendono Leo e Angela che si uniscono a me, Pasquale e Francesca. Manca Anna, che a giorni ha gli esami universitari ed è stata costretta a restare a casa a studiare. Il programma di oggi prevede l'ascensione pomeridiana su Serra del Prete, ma per evitare di affrontare questo primo dislivello con gli zaini carichi decidiamo di fare tappa a Gaudolino per montare le tende. Qui troviamo una comoda radura a metà strada tra la fontana e la baita. Mentre sistemo la mia biposto penso che nè stanotte nè quella che verrà condividerò il mio piccolo rifugio con la mia Anna e l'idea non mi piace un granchè. 

Alle 17:30 partiamo alla volta di Serra del Prete per ammirare da lì il tramonto. Arriviamo in cima alle 19. Di fronte a noi spicca maestoso il Monte Pollino, meta di domani. 

Visto da questa prospettiva, i suoi pendii morbidi gli conferiscono la forma di un grande panettone. Il sole, ormai basso sulla catena dell'Orsomarso, ci irradia con luce calda ed avvolgente, tingendo di arancio la parete ovest del Pollino. 

Iniziamo la discesa qualche istante prima che il sole scompaia, per sfruttare gli ultimi chiarori e rientrare al campo 1, dove ci attende la preparazione della cena. 

Mentre il gas dei fornelli brucia sotto i pentolini per riscaldare le minestre sentiamo un ululato. Per qualche secondo restiamo in silenzio guardandoci attorno. Lo abbiamo udito tutti, ce ne accorgiamo dai nostri sguardi. È un lupo, a non più di 500 metri da noi. Al di là dell'immaginario trasmesso dalle favole e dai film, qui siamo intrusi nel suo territorio e, benchè sia un animale molto schivo, incute un certo timore l'idea di potersene vedere balzare uno davanti. Intanto la luna risplende ed illumina il pianoro intorno a noi, dove si distinguono le sagome di mucche e cavalli che pascolano indisturbati.

Consumiamo il nostro pasto condividendo quello che ciascuno ha preparato. La mia pasta e fagioli liofilizzata non è affatto male e ne divoro un pentolino intero. La baita a 100 metri da noi stanotte è popolata. Si vedono le luci e si sente un bisbiglio. Stanotte non saremo soli in questo angolo di mondo. 

Sembra si sia fatto tardissimo, ma sono appena le 22. Qui, però, è l'ora giusta per andare a riposare. Questi sono i tempi della natura: con la luce si lavora, con il buio si dorme. Con piacere mi adeguo a questi orari, ma con meno piacere mi adatto all'umidità creatasi all'interno della tenda, sulle cui pareti si sono formate diverse gocce d'acqua. Tutta la notte combatterò con loro tentando di asciugare il telo con un panno in microfibra.

bivacco colle gaudolino
bivacco a Colle Gaudolino

31.5.15

Un nuovo giorno ha inizio tra le vette del Parco. Oggi si prevedono le tappe più impegnative della nostra traversata: Monte Pollino e Serra del Dolcedorme. Il risveglio, tuttavia, non è dei migliori. Mettere il naso fuori dalla tenda, ancora zeppa di condensa, e vedere il cielo coperto da grossi nuvoloni non giova all'umore. L'assenza di sole, tuttavia, col senno di poi non risulterà un aspetto del tutto negativo: ci farà patire meno il caldo e rallenterà la disidratazione. La mia colazione è a base di the, banane e pane ai cereali con marmellata. Ogni cosa in più che mangiamo è un peso tolto dalle spalle. La prospettiva di dover portare grossi carichi suggerisce di calcolare anche queste cose. Così stamattina decido di portare una razione più contenuta d'acqua per risparmiare 500 grammi. Dovrò però dosare le bevute, perchè il prossimo rifornimento sarà questa sera e a diverse ore di cammino. 

L'ascesa al Monte Pollino da Gaudolino non è particolarmente faticosa. Si attraversa un bosco di faggi fino a 2.000 metri di quota, a partire da cui la vegetazione diventa rada e lascia il posto ai solitari e mastodontici pini loricati. 

Da una riflessione di Pasquale arriviamo alla conclusione che l'itinerario delle 5 cime, per un escursionista non particolarmente allenato, potrebbe risultare un'esperienza difficile. Sarebbe preferibile fare campo base fisso a Gaudolino e ogni giorno partire da lì per una cima diversa, con gli zaini scarichi dal peso di tenda, sacco a pelo, viveri e attrezzatura da campo.

Ora dopo ora avverto l'effetto disintossicante dell'esperienza che sto vivendo. Telefono zero (salvo pochi minuti al giorno per comunicare con casa), tv zero, rumori e traffico zero. Non sento il bisogno di controllare email, facebook e altre diavolerie che quotidianamente ci inchiodano davanti a uno schermo. Qui tutti gli agi della vita "civile" sono perfettamente inutili. Basta un tozzo di pane, una borraccia e il desiderio di stabilire un rapporto simbiotico con la montagna. Arriviamo sulla cima del Monte Pollino alle 11:30, dopo aver superato un tratto di 100 metri ancora innevato. Nonostante le nostri altitudine non possano competere con quelle alpine, sembra di trovarsi al confine svizzero, se non fosse che qui, guardando ad est, si vede una distesa azzurra: il mare. Dopo una piccola sosta fotografica iniziamo la discesa verso il passo del Malevento, a quota 1.980.

monte pollino
Monte Pollino

Verso sud, in lontananza, riusciamo a vedere il “Patriarca”, il più vecchio pino loricato del Parco. Svetta maestoso, distinguendosi tra i faggi che adornano il bosco del Pollinello.  Come al solito la discesa si rivela più faticosa della salita. I bastoncini da trekking sono indispensabili sia per l'equilibrio, sia per evitare di caricare tutto il peso (nostro e dei pesanti zaini) sulle ginocchia. Dal Malevento stimiamo di raggiungere la cima del Dolcedorme in 1 ora e mezzo e così è. Dalla vetta più alta del Parco Nazionale del Pollino si guarda l'orizzonte con una prospettiva diversa. Ogni cosa è più in basso di te, anche le nuvole. Nonostante la differenza di altitudine rispetto al Monte Pollino sia minima, il Dolcedorme appare decisamente più imponente, monumentale. Le alte pareti del versante sud gli conferiscono autorità e incutono timore reverenziale. 

Credo che siano state più le volte in cui ho conquistato la cima durante l'inverno, con neve e ghiaccio, che nelle altre stagioni. Può cambiare la cornice (non più innevata), ma il quadro è immutato da millenni: a sud-est lo sguardo può spaziare fino al mar Jonio, che fa da sfondo al profilo piramidale del Monte Sellaro, sopra Cerchiara, mentre volgendo lo sguardo a sud si nota il lungo cammino (noto come "La cresta dell'Infinito") che dal Dolcedorme, crinale crinale, passando per il Monte Manfriana, arriva a Colle della Scala, qualche chilometro sopra il borgo arberesche di Civita. 

Dal punto in cui ci troviamo possiamo ammirare l'intera Valle del Raganello, delimitata dalle timpe di San Lorenzo, di Cassano, di Porace e del Demanio, che sovrastano le omonime Gole. A nord, invece, Serra di Crispo e Serra delle Ciavole fanno da confine ai Piani di Toscano, dove passeremo questa seconda notte. 

Non abbiamo la fretta di rientrare prima del buio, tipica delle escursioni "toccata e fuga". Da qui al campo 2 abbiamo 2 ore di marcia e non ci preoccupa l'idea di camminare con poca luce dopo il tramonto. Consapevoli di ciò, ci godiamo la cima, riappropriandoci del nostro tempo. Gesti piccoli, come ignorare l'orologio, qui dicono tanto. Dicono, quanto meno, che ci stiamo lasciando abbracciare e conquistare dalla madre terra. 

foagosa sellaro demanio raganello
La cresta dell'infinto vista da Serra delle Ciavole

Alle 16:00 ci incamminiamo verso il crinale che porta al Passo delle Ciavole, sopra i Piani di Acquafredda. La discesa non è facile. Siamo stanchi, gli zaini sono pesanti ed in molti tratti il sentiero è ripido. Dopo un'ora siamo al Passo. Da qui, guardando in direzione dei Piani, tra le chiome dei faggi si intravedono la mandrie di cavalli che pascolano sul grande pianoro. 

Ci attende un ultimo sforzo, la salita dal Passo ai Piani di Toscano, 200 metri più su. Attraversiamo rigagnoli d'acqua che in alcuni punti creano piccole cascate e bacini d'acqua in cui si abbeverano gli animali. Sembrano paesaggi da malghe dell'alta Carnia, eppure siamo "solo" nel Sud. 

Durante il cammino si nota un fenomeno particolare: le lingue di neve che ancora resistono alle temperature primaverili, pur sciogliendosi, non determinano la formazione di grossi canali di scolo. È come se l'acqua di fusione sia interamente assorbita dal terreno sottostante. In altri punti, poi, la neve sembra essere inghiottita dalle profondità della terra. Questi segni fanno pensare ad una particolare composizione del sottosuolo, in cui con molta probabilità si verificano fenomeni carsici importanti. Si potrebbe ipotizzare la presenza di inghiottitoi ad oggi ignoti, così riproducendosi in scala maggiorata le condizioni che, nel Comune di Cerchiara, hanno dato vita ad uno degli abissi più profondi del Sud Italia: il Bifurto.

Ai piedi di Serra delle Ciavole ci riforniamo d'acqua dalla fonte più alta del Pollino, rimpinguando la scorta ormai esigua. Al nostro arrivo, due cavalli dal manto fulvo ci cedono il posto indietreggiando di qualche metro, ma senza andar via. Osservano incuriositi i nostri gesti e sembrano avvezzi alla presenza dell'uomo. 

Poche centinaia di metri ancora e giungiamo al boschetto di faggi alle spalle dei resti dell'antico pino loricato chiamato in modo affettivo "zi Peppe". Questo autentico monumento naturale è stato dolosamente incendiato nel 1993, come ignorante e barbara protesta di alcuni screanzati nei confronti dell'Ente Parco. Il tronco, riverso a terra, ha perso oramai la sua robusta corteccia. Il colore grigio e l'essenza lignea visibilmente dura gli conferiscono le sembianze di una statua di pietra, eretta ad eterna memoria dell'albero che fu assunto a simbolo, anche grafico, del Parco Nazionale del Pollino. 

Posizioniamo il campo 2 in attesa che il sole, declinando tra le nuvole e le cime montuose dell'Orsomarso, ci regali l'ultimo tramonto della nostra avventura.

foagosa sellaro demanio raganello
Zi Peppe

Alle 20, dopo aver montato le tende, torniamo da Zi Peppe, e lì si apre a noi la veduta di un paradiso. I raggi del sole colorano di rossastro le pareti rocciose di Serra di Crispo e delle Ciavole, estendendosi su tutti i Piani. Un vero incanto e una vista sublime. Mano a mano che il sole scompare sotto la linea dell'orizzonte la temperatura scende, anche per via della presenza intorno a noi di tanta neve. Un tappeto bianco su cui si confondono tracce di cavalli, mucche e ...lupi. Leo e Angela ci lasceranno domani all'alba.Consumiamo con loro buona parte dei viveri rimasti, conservando giusto quanto ci servirà domani. Stanotte i lunghi rami dei faggi proteggeranno come un ombrello le nostre tende, preservandole dall'umidità.

Mi infilo nel sacco a pelo rendendomi conto che, stasera, questo gesto diviene più naturale. Allo stesso modo, la mattina, il risveglio e il rito del the assumono una familiarità tanto inattesa quanto gradita. Non mi manca il letto, il cuscino o ogni altro comfort di casa. Estranearsi dalla "civiltà" per 2 giorni interi determina inconsapevolmente una trasformazione. Gli affanni, le ansie e la fretta, indissolubilmente legati alla routine quotidiana, qui non trovano spazio. La natura impone i suoi ritmi e le sue regole, più forti e giusti rispetto a quelli dettati dall'uomo. La serenità d'animo che si conquista tra queste distese di prati ci predispone a comprendere il valore di tante piccole cose, non meno importanti di quelle più grandi e, al contempo, mette in risalto l'inutilità di molti oggetti ed abitudini che rendono l'esistenza più complessa di quanto già non sia.

foagosa sellaro demanio raganello
tramonto dai Piani di Toscano

1.6.15

Dopo colazione iniziamo la nostra ultima giornata di trekking puntando verso Serra delle Ciavole. È una splendida mattina soleggiata e con cielo terso. Risaliamo il pendio disseminato di loricati. Grazie agli zaini quasi scarichi (abbiamo lasciato le tende al campo 2) assorbiamo il dislivello di circa 300 metri sino alla cima in meno di un'ora. Dalla prima delle due cime di Serra delle Ciavole, quella più alta e più a sud, ci si affaccia sui Piani di Acquafredda e sull'immenso bosco di faggi che prende il nome di Fagosa, nel cui cuore una pista in terra battuta conduce da Colle Marcione a Piano di Ratto, proseguendo verso Fontana del Principe e Fosso del Vascello. Unico neo di questo fresco sentiero è l'essere percorso con quad, fuoristrada e motocross, i cui motori smarmittati si sentono sin da quassù.

Attraversiamo la cresta in direzione nord, divertendoci su alcuni facili passaggi di arrampicata su roccia, sino a raggiungere la seconda cima delle Ciavole. 

foagosa sellaro demanio raganello
vista sulla Fagosa, timpa del Demanio e Monte Sellaro. Mar Jonio in sfondo

Durante il cammino mi intrattengo in lunghe e piacevoli conversazioni con Pasquale, con cui condivido da anni la passione per la montagna. Ho avuto modo di apprezzarne la serietà e la professionalità, come uomo e come guida. La sua simpatia lo rende un compagno di avventure decisamente gradevole. 

Tra una parola ed un'altra arriviamo alla sella tra Ciavole e Crispo. Sulla nostra destra, ad est, parte il sentiero che scende a Casino Toscano attraversando la Grande Porta del Pollino. Davanti a noi si ergono i pilastri rocciosi di Serretta le Porticelle. Siamo circondati da arbusti di ginepro e giovani piante di loricato. Sembra di essere a Versailles, per come la natura cura questo angolo di mondo, definito da un'autorevole guida "Il Giardino degli Dei".

foagosa sellaro demanio raganello
Il Giardino degli Dei

Nome più appropriato non poteva essergli attribuito e tentare di renderne una descrizione ne offenderebbe la bellezza. Ero già stato qualche tempo fa su Serra di Crispo durante una gita scialpinistica e mi piacque tanto. Il ricordo dei Piani totalmente coperti di neve contrasta con ciò che vedo oggi, in piena primavera. Il verde accesso simboleggia la vita in fermento e il risveglio dei sensi. Immerso in questi pensieri, neppure non mi accorgo di aver raggiunto la quinta ed ultima cima: Serra di Crispo. Ce l'abbiamo fatta, il sogno si è avverato. Con grande soddisfazione assaporiamo il gusto della conquista. Il peso degli zaini e le lunghe traversate affrontate in questi giorni sono un prezzo infinitesimamente piccolo rispetto a ciò che questi monti ci hanno regalato. Torniamo a casa più ricchi di consapevolezze e di esperienze. Dirigendoci verso i Piani di Vacquarro facciamo rientro a Colle Impiso, camminando più per inerzia che per forza di volontà. Incontriamo gente che va e gente che viene. Anche loro, ne sono certo, stasera torneranno alle loro case portandosi dietro un gioioso ricordo di una giornata trascorsa su queste montagne. 

Grazie a chi ha condiviso con me queste 3 giornate memorabili.

PS: le razioni di cibo erano giuste ;)

foagosa sellaro demanio raganello
i compagni di avventura sulla cima di Serra del Prete

Avvertenze

Alcune escursioni presentano particolari difficoltà e richiedono sforzi fisici oltre che capacità tecniche. I partecipanti dovranno pertanto essere sufficientemente allenati per l’attività prescelta e muniti di abbigliamento ed attrezzatura idonei. I minori dovranno essere accompagnati dai genitori o da altro soggetto espressamente delegato, ovvero presentare loro autorizzazione scritta.
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