Discesa della Grotta di Serra del Gufo - 27.12.14

di Luca D'Alba

Come di consueto quando mi accingo ad affrontare una nuova escursione, anche questa volta dedico le ore notturne che la precedono allo studio dell'itinerario, attingendo informazioni dai testi racimolati anno dopo anno e conservati con gelosia. Lo faccio perché rispetto la montagna e so che dietro le sue meraviglie si possono celare dei rischi. Oggi la mia fonte è "Il Pollino Orientale", una guida "storica" scritta dall'amico Nino Larocca e regalatami dall'amica Stefania Emmanuele dopo una camminata insieme in quel di S. Lorenzo Bellizzi. La definisco "storica" sia perché il testo è oramai un punto di riferimento per l'escursionismo in quest'area del Parco, sia perché in esso sono riportate molte informazioni di carattere - appunto - storico e di aneddoti che legano l'uomo ai luoghi in cui esso ha vissuto nel corso dei secoli. Ritengo che questo sia un aspetto che ogni guida degna di esser definita tale debba curare. L'oggetto del mio studio odierno è la Grotta di Serra del Gufo, nel Comune di Cerchiara di Calabria. È tra le più importanti della Calabria, sia per profondità che per ricchezza di concrezioni, tanto che da essa il Gruppo Speleo di Cerchiara ha tratto il proprio nome. L'invito a partecipare all'esplorazione della cavità mi arriva del Gruppo Speleologico Sparviere, suo scopritore. È la mia prima uscita con loro e la prima in una grotta così impegnativa. Studio, immagino e ipotizzo, tentando di prefigurarmi ciò in cui dovrò cimentarmi l'indomani. È un'analisi volta a confrontare lo scenario prefigurato con quelle che so essere le mie capacità, per valutare se sarò in grado di affrontare la nuova impresa. Ma alla fine non ho riscontri certi e non posso far altro che riporre fiducia in chi, avendomi proposto di partecipare, ha già valutato la mia "idoneità". D'altronde la curiosità è tanta, troppa, e a tirarmi indietro non ci penso proprio. Alla fase di studio manualistico segue, come sua naturale conseguenza, la preparazione dell'attrezzatura. Corda, casco, lampada frontale, imbrago, longe, moschettoni, discensore, bidone stagno, basic e croll. Non manca nulla, posso chiudere la sacca! Nelle escursioni facili o nei posti che già conosco, che si tratti di arrampicata, di trekking o di canyoning, mi permetto il lusso di preparare lo zaino anche la mattina stessa. Ma stavolta non è così. Per una forma di timore riverenziale verso Serra del Gufo preparo tutto la sera prima. E così la notte passa, tra desiderio di esplorare e paura dell'ignoto. Al mio risveglio mi abbraccia il sole, cullando un metereopatico come me tra i suoi raggi, infusori di ottimismo e buon umore. L'avvicinamento alla grotta avviene attraverso un sentiero facile che regala un panorama meraviglioso su contrada Damale di Cerchiara. È un terrazzo sul mare, con campi coltivati e segni di una vita contadina molto florida in quella zona sino alla metà del secolo scorso. Il mio occhio va, nostalgico, alla casa di campagna in cui ho trascorso le giornate più belle della mia infanzia, venduta dal mio babbo una decina di anni fa alla stessa persona da cui l'acquisto agli inizi degli anni 80. È tra quei luoghi che resteranno per sempre nel mio cuore, suscitando in me forti emozioni ogni qualvolta li rivedo. Probabilmente se qualche anno fa avessi avuto la stessa sensibilità e attaccamento alla montagna che ho oggi avrei sconsigliato mio papà dal cedere questo angolo di paradiso, punto strategico per la vicinanza alle grotte (anche alla celebre grotta delle Ninfe) e alle pareti di roccia su cui si potrebbero realizzare diverse vie d'arrampicata (a dire il vero due sono già state aperte dal sottoscritto un paio di anni fa). Arriviamo all'ingresso della grotta. È ampio, proprio come descritto da Nino, e con tutta evidenza in passato veniva utilizzato dai pastori per il riparo degli animali. Dopo aver indossato le nostre tute ed aver messo a punto l'attrezzatura ci accingiamo a superare il muretto di sassi artificialmente costruito dall'uomo per evitare che le bestie, inoltrandosi, cadessero in fondo al primo pozzo, profondo 28 metri. Sul suo ciglio ho la prima sensazione dell'imponenza di questa grotta. Il carsismo ha lavorato per millenni, creando pilastri di calcare giganteschi, oltre a stalagmiti e stalattiti di straordinaria bellezza. La bocca d'ingresso del primo pozzo è spaventosamente ampia e di una oscurità tale da lasciare immaginare la sua notevole profondità. Il primo a scendere è Lorenzo, presidente del GSS e attrezzista di questa spedizione (come dirò in seguito, infatti, non stiamo affrontando una mera escursione, ma una vera e propria esplorazione di ricerca). La forma a campana del pozzo ci costringe ad una discesa nel vuoto. Battesimo di fuoco per me. Questo il benvenuto che mi riserva la Grotta, accogliendomi silente nelle sue viscere. Il timore per l'ignoto lascia il posto alla serenità che provo appena messo piede alla base del pozzo. Uno dopo l'altro ci raggiungono gli altri compagni di ventura: Andrea, Giambattista e Leonardo. 5 in totale e, ora, separati dal mondo esterno da una risalita in verticale di 28 metri. Man a mano che proseguiamo nel nostro cammino lasciamo alle spalle l'ampia sala per addentrarci in una galleria sempre più stretta, fino a giungere ad una "grata" naturale creata da colonne di calcare alte circa 50 centimetri, a presidio di una piccola feritoia. É da lì che si passa, strisciando. E ora fango, denso, stancante. Giambattista ci resta bloccato con il piede e quasi rischia di lasciar dentro uno stivale. Le sue imprecazioni, rigorosamente in dialetto cerchiarese, ci regalano un'ulteriore parentesi di risate, in un clima sin dall'inizio della giornata allegro e scherzoso, di quelli che si respirano tra amici affiatati. Questo è forse l'effetto più bello della montagna (e della grotta): creare legami forti tra le persone che vivono insieme queste esperienze. Dopo una risalita su corda fissa in anguste e fangose strettoie, arriviamo sul ciglio di pozzo Todi, una discesa verticale di 40 metri che conduce all'ampio Salone del Decennale. Prima di calarci giù, però, decidiamo di fare una pausa per ritemprarci e decidere il da farsi. Nei pochi minuti in cui restiamo fermi, distolta l'attenzione dalle favolose concrezioni che sino ad ora l'avevano attratta, il mio occhio cade sulla fiammella della lampada a carburo dei miei compagni, fissata sul loro caschetto. È di un colore caldo, avvolgente, rassicurante. Al confronto la fredda luce bianca della mia lampada a led sembra (e lo è) sintetica, senza anima. Mi viene in mente la differenza abissale tra il calore di una casa riscaldata da un caminetto e quello generato da un climatizzatore. Si ripropone, in scala, la diversità tra la vita in un paesino e quella in città, accogliente e familiare la prima, fredda e distaccata la seconda. 

grotta serra gufo
"...il mio occhio cade sulla fiammella della lampada a carburo dei miei compagni, fissata sul loro caschetto..."

Si riparte. Con l'arrivo al Pozzo Todi è finita l'escursione ed inizia l'esplorazione. L'obiettivo di questa giornata è ricercare nuovi rami all'interno della grotta, seguendo le indicazioni di Nino, che circa 15 anni fa, durante 3 interi giorni passati nella cavità, ebbe un'intuizione che lo condusse su un terrazzino esposto da cui esplorare nuovi ambienti. Discendiamo fino quasi al fondo del Pozzo e da lì individuiamo il tratto da risalire per giungere al terrazzino esposto che affaccia sul Salone del Decennale. Ho l'onore, da climber del gruppo, di aprire la via, mettendola in sicurezza con due fixe. Ma arrivati in un punto più aereo faccio i conti con i miei limiti e cedo il passo a Lorenzo, più esperto di me ad inerpicarsi nel fango della grotta. È lui che con decisione e piede fermo raggiunge il terrazzino. E io dietro di lui. I nostri compagni ci attendono più dietro, ma è inutile che ci raggiungano. Abbiamo terminato corda e moschettoni, impossibile proseguire. Ma il risultato della giornata è decisamente positivo: abbiamo trovato la via aperta in libera da Nino (un cordino lì ritrovato ce lo conferma) e messo in sicurezza i passaggi esposti. La ricerca dei nuovi rami è solo rimandata, ma non di tanto. Ci accingiamo a ritornare e a disattrezzare gli armi. Siamo nel punto più lontano dall'ingresso oggi raggiunto e un pensiero mi pervade la mente. Siamo penetrati nel cuore della terra, quasi come in un tempio sacro. Misticamente, in questo luogo sembra che si possano comprendere meglio che altrove i misteri dell'universo e il senso stesso della vita. Sono gli elementi naturali qui presenti, antichi di millenni, che testimoniano l'immensità temporale del creato. Al suo cospetto siamo esseri minuscoli e incapaci di incidere sul corso degli eventi, ma capaci di lasciare un segno nella memoria degli uomini. Oggi ho provato un grande senso di individualità, immerso nel buio, avvolto nel silenzio, racchiuso nei miei pensieri, lì appeso ad una corda confidando nelle mie sole capacità. Ma ancora più forte è stata la sensazioni di unitarietà e coesione del gruppo. La luce delle lampade dei miei compagni si aggiungeva alla mia nel rischiarare il nostro cammino, e la mia alla loro. Uniti e affiatati, condividendo il peso dell'attrezzatura, siamo arrivati lì dove ci eravamo prefissi, gioiendo insieme del risultato ottenuto. Questo è quanto offre la montagna, sia sotto terra che al di sopra di essa ed è questa la ragione che mi fa amare i posti in cui sono nato e le persone che condividono con me queste avventure.

grotta serra gufo
Da sinistra: Luca, Giambattista, Andrea, Lorenzo e Leonardo.

Avvertenze

Alcune escursioni presentano particolari difficoltà e richiedono sforzi fisici oltre che capacità tecniche. I partecipanti dovranno pertanto essere sufficientemente allenati per l’attività prescelta e muniti di abbigliamento ed attrezzatura idonei. I minori dovranno essere accompagnati dai genitori o da altro soggetto espressamente delegato, ovvero presentare loro autorizzazione scritta.
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